(Translates from the italian only!)

sabato 21 dicembre 2013


   Da: Magni, Divinique Prophetae / B. Ioannis / Ioachim Abbatis, / Sacri Cisterciensis Ordinis, / Monasterii Floris, / Et Florensis Ordinis Institutoris, / Hergasiarum Alethia / Apologetica, / Sive / Mirabilium Veritas Defensa. / Auctore Reverendissimo Patre / D. Gregorio De Laude, Alias De Lauro / Sacrae Theologiae Doctore, Abbate Sagittariensi, Congregationis / B. Mariae Virginis utriusque Calabriae, & Lucaniae, / Sacri Cistercensis Ordinis. / Neapoli, Typis Novelli de Bonis Typographi Archiep. MDCLX. (Pagg. 38-40)

Dall’archivio sagittariense.[1]a
   Onorio vescovo, servo dei servi di Dio. Al diletto figlio Abate del Monastero di Santa Maria del Sagittario[2], e ai suoi Fratelli sia presenti, che futuri in eterno. Con i legittimi voti di fornire l’approvazione, e dalle legittime petizioni ci si conviene le attenzioni di attribuire, ciò che è valutato indegno, alla custodia della giustizia, e come araldi siamo considerati nelle alte sfere degli Apostoli Principi Pietro, e Paolo specchi dal presente Signore disponente. In conseguenza diletti figli in Cristo assenzienti alle legittime petizioni. Il Monastero della B. Maria del Sagittario, a cui il nobiluomo Tancredi Murrino ha offerto col diritto di proprietà di Romana Chiesa, ad esempio dei nostri predecessori di Apostolica memoria. Custodiamo col privilegio della libertà, e proteggiamo con l’autorità speciale della sede Apostolica, di Alessandro Secondo, di Gregorio Settimo, di Urbano Secondo, di Pasquale Secondo, e di Calisto Secondo. Che stabiliscono, affinché qualsiasi ricchezza, qualsiasi possesso da elargizione di Pontefici, o dello stesso nobile, ovvero dei suoi eredi, oppure di altri fedeli che pervennero piamente al vostro Monastero, o qualsiasi possesso avrete ottenuto, o in futuro starete per ottenere, permanga valido per voi, e integro, fra cui su questi specifici nomi abbiamo ritenuto stabilire. Le chiese di San Basile di Cariato, di Santa Caterina con le sue pertinenze, di San Lorenzo di Adessia, di San Nicola di Spezzano[3], di San Nicola di Dyacensi, di Santa Maria di Odolina, di San Nicola di Parrico, di San Pietro di Rubeo, di San Filippo di Senise (de Sinisio), di San Sebastiano di Parapauli, di Santa Trinità di Sant’Ugarico, e la parte centrale di San Giovanni di Felice (de Felicis) con ogni diritto, e sue pertinenze. Similmente (la chiesa) di San Vincenzo con Ospedale[4], ed i suoi beni in Tarsia. Similmente il possedimento di Barra, e di Maradassa nel possedimento di Altomonte[5], la Terra di Feliceto nel possedimento di Malvito. Inoltre vi stabiliamo, e lo stesso vostro Cenobio con ogni vostra Chiesa, Villaggio, Possesso, Casale, e uomini, Chierici, e Laici in diverse parti stabiliti in tali stati, e non avendo nessun Vescovo, che soggiacciano al solo Romano Pontefice, e in quelle cose spirituali sacrifichino la pastorale cura e censura, e in quelle cose temporali dominare nel libero regime giuridico di proprietà. L’unzione, l’olio santo, le consacrazioni degli Altari, o delle Basiliche, le ordinazioni dei Monaci, o dei vostri Chierici, che per i sacri ordini saranno in condizioni di essere promossi, è anche a voi propizio lo speciale ufficio per chiunque di voi avrà desiderato di ricevere i Sacramenti dal Vescovo Cattolico. La scomunica per di più, o l’interdizione in voi, o nel vostro modo di fare giustizia ai sudditi, che voi comunque castigherete secondo i dettami della Chiesa, a nessuno dei quali piace la sovranità, o il merito, la delegazione, oppure che ci sia l’ufficio, per qualche delitto che, vostro malgrado, si avventuri ad arrecare, che solo il Romano Pontefice dalla conosciuta verità per la colpa non volendo castiga i contumaci. Delle libertà d’altra parte, che il predetto nobile da quel tempo abbia concesso al luogo con l’autorità del suo scritto, giusto esemplare dei nostri predecessori queste a voi confermiamo in modo particolare, vedi pure. Siccome in base ad ogni parte del proprio diritto abbiate potuto attirare verso di voi qualsiasi uomo per produrre, o per sviluppare nelle vostre contrade intorno al Casale abbiate libera facoltà. E nessuna persona vostra, o soggetti al vostro diritto si avventuri a molestare, o trascinare in giudizio da voi malvolentieri, che solo il Romano Pontefice, osi tentare. Similmente dato che per le loro cose, che naturalmente per la giustizia del predetto nobile, oppure dei suoi posteri chiunque avrà da dare per causa di vita, o di morte al vostro Cenobio, o piuttosto in qualsiasi modo avrà voluto trasferirsi, abbia licenza efficace. E che non si abbia come scopo costringere contro il vostro beneplacito gli uomini nella servitù con lavoro ingrato, o con qualche personale giurisdizione del vostro Monastero, o imporre ad essi qualche servitù, oppure che si esiga per voi erbatico, o glandatico (ghiandatico), o plateatico, o piuttosto che si eserciti da voi qualche giurisdizione, o esazione da introdurre nella terra del predetto nobile, e dei suoi eredi, o successori; e che i vostri animali siano pascolati liberamente in essa così come avrete disposto, e che sia tagliata legna, e che siano prese per vostro uso senza alcuna opposizione. Similmente se qualcuno si sia rifugiato per qualche colpa nel prenominato Monastero, in nessun modo da quel luogo sia allontanato con violenza, ma sia da voi arrestato per fare giustizia. E inoltre riguardo ai vostri possedimenti, se da questa fortuna siate stati defraudati, che particolarmente decidiamo di osservare completamente col vostro Monastero per la proprietà il privilegio della pertinente Chiesa Romana: perciò dalla presente istituzione sanciamo, affinché qualsiasi dei possedimenti vostri a voi irragionevolmente usurpato da meno di cento anni, o diversamente che pacificamente sarà provato di essere occupato, o che siete danneggiati contro i decreti Apostolici, da una specie di malvagi, e si aggraverà da aperti sconvolgimenti da una seconda, a una terza volta ammonito, e che si ravvede il meno possibile, verso di voi, e verso i Prediletti Ecclesiastici lo stesso sia toccato dalla pubblica scomunica per molto tempo, finché ciò che deve essere restituito al vostro Monastero sia restituito senza frode, e che convenientemente a voi soddisfi. Decidiamo anche che la sepoltura nella stessa località sia libera, affinché di quelli, che avranno deciso di essere seppelliti in quel loro luogo, qualora non siano scomunicati, nessuno si contrapponga alla volontà, alla devozione, ed all’esecuzione. Per il morente giusto vostro Abate nessuno ivi sia preferito con qualsiasi astuzia della surrezione, o con la violenza, a meno che i Fratelli con comune consenso, o parte dei Fratelli del più savio consiglio secondo Dio, e la Regola del B. Benedetto abbiano provveduto ad eleggere. La scelta d’altra parte se per il Romano Pontefice sia stata possibile, e libera udienza, conceda a colui da consacrare, se invece con sua licenza si sia recato da qualche Vescovo Cattolico sia consacrato come di consueto nella fede, e con l’obbedienza della Chiesa Romana. Stabilendo e l’uso della Mitra, e dell’Anello, e delle altre insegne Vescovili che possederà. Per indizio del vero di questi principi di libertà della Sede Apostolica paghiate due aurei Bizantini in singoli anni al Palazzo Lateranense, o al seguente anno rimetterete fedelmente, certamente se nel precedente sia successo di aver mancato. Decidiamo dunque, che a nessuno in toto degli uomini sia messo in vendita il predetto Cernobbio della santa venerazione per perturbare temerariamente, o sottrarre i suoi possedimenti, o trattenere quelli sottratti, ridurre, oppure nel modo in cui piace di molestare con vessazioni, ma tutti i suoi beni integri siano preservati dai loro danni, dalla loro amministrazione, ovvero da sostentamenti d’ogni tipo che saranno concessi. E tu diletto figlio Abate, e tuoi successori, vostri Fratelli, che dirigiate lo stesso Monastero secondo la Regola di San Benedetto sempre con ferma Religione. Se insomma per quanto nel futuro la posizione Ecclesiastica, unisci assieme a quella secolare (laica) questo legame alla nostra istituzione consapevolmente avrà turbato temerariamente di contravvenire a quello (legame) a cui, da una seconda, a una terza volta avvertito, se non abbia soddisfatto congruo rimedio, che si astenga dalla dignità del suo potere, e del suo onore, e che riconosca se stesso essere reo in cospetto divino del giusto Giudice, per la perpetrata iniquità (ingiustizia), e che sia fatto estraneo dal consacratissimo Corpo, e sangue di Dio, e Signore nostro Gesù Cristo, e anche soggiaccia in estremo esame al castigo angustiato. Per tutti quanti d’altra parte al medesimo Venerabile luogo da questa Sede Apostolica con i decreti osservanti della nostra Istituzione sia la pace del nostro Signore Gesù Cristo, fino a quanto e questo frutto di buona azione percepiscano, e secondo l’angustiato Giudice trovino i premi dell’eterna pace.
╬   Onorio Vescovo della Chiesa Cattolica.
╬   Io Nicola Vescovo Tuscolano.
  (Proprio questo Nicola con il nostro sopra detto di Chiaromonte qualcuno confonde, sapendo, che costui era denominato Nicola dei Romani, ed era Romano, ed è stato nominato Vescovo Cardinale Tuscolano da Innocenzo Terzo nell’anno del Signore 1205. nel mese di Dicembre, nell’anno 7° del suo Pontificato. E l’uomo si spogliò nell’anno del Signore 1219. come è vero che assegnano Ciacconio, ed altri, ed il nostro Nicola di Chiaromonte in quel luogo dei Cistercensi, proprio come in Cardinalizio, e così subentrò immediatamente nella dignità della Chiesa Tuscolana.)
Alfonso Ciacconio in Vite dei Pontefici, Abate Ughelli, Dell’Italia Sacra, Tomo 1, termine Vescovi Tuscolani n. 25. Gerard. de Sancto Gemin. In Chronicon.[1]b
╬   Io Guido Vescovo Prenestino.
╬   Io Gregorio col titolo Diacono Cardinale di Santa Anastasia.
╬   Io Guido col titolo Diacono Cardinale di San Nicola in Carcere.
╬   Io Ottaviano Diacono Cardinale dei Santi Sergio, e Bacco.
╬   Io Giovanni Giacomo Diacono Cardinale di Cosimo, e Damiano.
╬   Io Romano Diacono Cardinale di Sant’Angelo.
╬   Io Stefano Diacono Cardinale di Sant’Adriano.
   Dato in Laterano per mano di Guglielmo Notaio di Santa Romana Chiesa il diciottesimo di Settembre, Indizione quarta[6], nell’Anno dell’Incarnazione del Signore millesimo duecentesimo sedicesimo (MCCXVI), nel vero Pontificato del Signore Onorio Papa III, nell’anno primo.
Il traduttore dal latino: ing. Domenico Nociti
______________________
    [1]^a^bA margine sinistro.
    [2]^Ordine Cistercense, diocesi di Anglona.
    [3]^Anche se non è indicata la precisa ubicazione in questa Bolla, si ritiene che questa chiesa sia stata ubicata nel luogo in cui oggi trovasi la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, dato che il 7 Giugno 1223 a Spezzano è stata riscontrata anche la chiesa di San Gregorio, per la quale il suo L. Priore ha avuto una contesa con l’Abbate di Scuse (Cfr. Archivio di Montecassino, Aula III, caps. 2, fasc. 4, n. 34), la cui Abbazia trovavasi nell’omonima contrada nei pressi dell’attuale centro abitato di Terranova da Sibari, che all’epoca ancora non era sorta, e siccome l’attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie, che in epoca antecedente al 1451 era chiamata "ecclesia Beatae Mariae Virginis de Spezano" (Cfr. Francesco Russo, Regesto vaticano per la Calabria, Giuseppe Gesualdi Editore, Roma 1975, n. 11222; Archivio Segreto Vaticano, Reg. Lat. 474, f. 102v-103), è più prossima alla contrada Scuse rispetto alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, bisogna ritenere la prima di queste ultime due chiese più direttamente collegata alla suddetta Abbazia e farla corrispondere con la chiesa di San Gregorio, giacché, come è noto, non solo in epoca medioevale, nello stesso punto in cui era ubicata una chiesa ne poteva sorgere con elevata probabilità una successiva. Le altre chiese di Spezzano Albanese, infine, non sono state prese in considerazione in quanto di epoca rinascimentale o successiva.
    [4]^Alloggio per ospiti.
    [5]^Brohalla, corruzione del nome arabo Barakhalla (Benedetta da Dio), è Altomonte, diocesi di Cassano.
    [6]^Padre Francesco Russo al n. 580 del Regesto vaticano per la Calabria, Giuseppe Gesualdi Editore, Roma 1974, ritiene dubbia questa Bolla, mentre lo stesso sostiene che l’indizione è errata, senza darne spiegazione alcuna. Ciò non può essere vero, perché dovendo l’indizione essere pari al resto di (1216 + 3) / 15 = 81 + 4 / 15, il cui resto è proprio il numeratore di 4 / 15, cioè 4, bisogna, perciò, ritenere l’indizione esatta. La medesima indizione è anche pari al resto di (1216 - 312) / 15 = 60 + 4 / 15, il cui resto è proprio il numeratore di 4 / 15, cioè 4. Tenendo, comunque, conto che, in caso di indizione greca, diversamente della precedente romana, l’anno 1217, invece di iniziare il 1° Gennaio, inizia il 1° Settembre 1216 e il 18 Settembre 1216, data di questa Bolla, cade nell’indizione dell’anno 1217, cioè nella quinta. Comunque, questa Bolla, essendo stata emessa il 18 Settembre del “Pontificatus vero Domini Honorij Papa III, anno primo”, essendo iniziato questo pontificato il 18 Luglio 1216, in ogni caso il 18 Settembre 1216 cade nel primo anno di questo pontificato.
______________________
Copyright © 2013 by dott. ing. Domenico Nociti - All rights reserved - Tutti i diritti riservati. Via San Domenico n° 104 SPEZZANO ALBANESE

giovedì 28 marzo 2013

Torre Mordillo: Riepilogo dello scavo 1967


da Torre del Mordillo [in agro di Spezzano Albanese]
(Cosenza). Scavi negli anni 1963, 1966 e 1967.
di Oliver C. Colburn (Archeologo)
dott. Maurizio Gualtieri (Traduttore)

in Notizie degli scavi di antichità, 1977, pagg. 478-479, 521-526.

  Come s’è visto, l’altopiano presenta tracce di abitazione sin dal neolitico e rivela una continuità di vita, attraverso l’età del bronzo, fino all’età del ferro. Che l’insediamento dell’età del ferro fosse piuttosto vasto, risulta dalla gran quantità di ceramica di questo periodo rinvenuta nella maggior parte delle trincee aperte nel 1967. Che poi subì una distruzione violenta è indicato dal livello di bruciato delle trincee 15 e 21 e dai resti di un'altra casa dell’età del ferro nella trincea 23.
  Probabilmente i frammenti di ceramica a fondo chiaro P10 e P11 (figg. 75, 76) possono essere datati alla fine dell’VIII-inizi VII sec. e potrebbero attribuirsi alle popolazioni indigene del luogo.
  Passando al periodo fine VII-VI sec., sembrerebbe che gli abitanti, se non Greci essi stessi, certamente caddero sotto influsso greco. Al proposito, si consideri la testa di cavallino F1, forse in origine con occhio di pasta vitrea (fig. 63). Dalle trincee 15 e 16 poi vengono i frammenti di coppe ioniche P23 e P24 (fig. 80) databili al terzo quarto del VI sec. a. C. Una testa femminile molto ben eseguita (F6), di influsso ionico, può essere attribuita al VI sec. (fig. 67).
  Due frammenti di terrecotte architettoniche, A1 e A2 (figg. 60, 61), databili nel periodo in cui Sibari era ancora in vita, indicano la presenza di un edificio pubblico, cui si può forse attribuire una colonna dorica (A5, fig. 24) e un frammento di grossa tegola (A4, fig. 62). Tre frammenti congiungibili di un capitello dorico (A6) confermano ulteriormente la presenza di un edificio di una certa importanza, probabilmente un tempio.
  Al di fuori delle pure congetture, sono importante documento della fine del VI sec. due frammenti di ceramica a figure nere, P26 e P27 (fig. 82).
  Frammenti di una kylix a vernice nera, P50 (fig. 86), con resti di un’iscrizione retrograda in caratteri achei, da completare in DIONYS[OS], e databile all’inizio del V sec., potrebbero essere associati con un tempio.
  Anche attribuibili al V sec. sono una lekanis a vernice nera (P51, fig. 85) e tre statuette di terracotta (F7, fig. 65, F8 e F15). Da tener presente altresì è l’impronta di un sigillo in piombo con le lettere ΘΟΥ, che potrebbe essere interessante attribuire ad un sigillo di Thurii (M30, fig. 107). Ancora del V sec. sono i due frammenti a figure rosse P29 e P31 (fig. 84).
  Al IV sec. appartengono vari frammenti di ceramica italiota, fra cui P38, P39, P41 e P55 (fig. 83). Inoltre, varie tegole di tipo laconico furono rinvenute nella trincea 17 da uno strato del IV sec., che costituisce parte di un riempimento adoperato per livellare la città del periodo classico (per es. A14, fig. 62). Ancora del IV sec. sono i frammenti di ceramica di Gnathia P89, P90 e P91 (figg. 90-91). Sebbene non si siano trovate costruzioni del V e IV sec., il materiale ceramico dimostra la continuità della vita in quel periodo.
  La ceramica del III sec. prevale nella maggior parte delle trincee e rappresenta l’ultima fase di vita: due testine femminili con acconciatura a melone, F36 e F37 (fig. 71), provengono da uno strato del III sec. a. C.
  Ad un certo momento, durante il III sec., fu attuato un notevole programma di ricostruzione della città, preceduto da un lavoro di terrazzamento e livellamento lungo il ciglio meridionale dell’altopiano. Il materiale rappresentativo di questo periodo è più numeroso: per es. F32, F33, F38 e F39 (fig. 69). Tutti i resti della città classica sembrano essere stati obliterati dall’opera di livellamento, inclusa l’ipotetica agorà, una parte della quale, di m 50 x 70, fu messa in luce. La presenza di un santuario nella città di età classica è indicata dal gran numero di offerte votive rinvenute nel riempimento della trincea 17. Completato il livellamento e il riempimento, i costruttori regolarono la pianta della città secondo un piano prestabilito con un orientamento approssimativo da Nord-Est a Sud-Ovest.
  Nella parte scavata si notò infatti una strada, al di sotto dell’odierna Strada Vicinale, in direzione Est-Ovest con almeno una diramazione verso nord, che, a sua volta, era attraversata, più a nord, da un’altra strada in direzione Est-Ovest. Inoltre, in quasi ogni trincea, furono rinvenuti muri di case orientati 60°-240°.
  Al tempo della ricostruzione fu elevato intorno alla città un massiccio muro di fortificazione, tracce del quale sono state messe in evidenza negli scavi del 1963 e 1966. Era stato probabilmente rinforzato alla fine del III sec.; il che è apparso nella trincea 14, ma ve ne sono tracce anche nella trincea 24. Presumibilmente, il muro fu rialzato in quel periodo.
  Le ultime tracce di vita a Torre del Mordillo sono di età ellenistica; le monete che vi ebbero corso sono dei Bretti ed alcune puniche. La fine violenta, negli ultimi anni del III sec. (probabilmente 207 a. C.) per un attacco proveniente da ovest, è provata dalle 28 palle di balista trovate nella trincea 14.

MONETE
  Le monete rinvenute a Torre del Mordillo durante le principali campagne del 1966 e 1967 sono di particolare interesse per la storia del sito. Furono rinvenute complessivamente 44 monete di Thurii, 36 dei Bretti, 16 di Roma e 4 di Cartagine. Inoltre vi erano 2 monete di Taranto, 2 di Crotone e 1 di Siracusa.
  Delle 120, 23 erano illeggibili, le rimanenti si estendevano cronologicamente lungo un arco di cinque secoli dalla più antica, incuso frammentario di Crotone C1a, databile al 550-480 a.C. (40), alla più tarda, moneta romana C88c, databile all’87 a.C.
  La presenza di monete romane dopo la distruzione della città intorno alla fine del III sec. può credersi dovuta a perdite casuali da parte di gente che si aggirava sulle rovine, poiché sull’altopiano non vi è traccia di abitazione in età romana.
  È rischioso trarre conclusioni di carattere cronologico dal ritrovamento di monete anche quando vi sia una stratigrafia; a maggior ragione bisogna esser cauti nel caso di Torre del Mordillo, dove il terreno era rimosso dall’aratura moderna. Tuttavia è da notare che sono state rinvenute sull’altopiano, insieme con le monete del periodo precedente, le monete di tutti i partecipanti alla II guerra punica.
  Oltre all’incuso C1b, ad altra emissione crotoniate assegnabile al V sec. e rinvenuta nello strato 4 appartiene C2. Dalla stessa trincea provengono C3 e C4, due monete tarantine databili l’una al 330 a.C. (41), l’altra al 297-293 a.C. (42). Ai rapporti con Siracusa nel tardo IV sec. allude una moneta di Agatocle C5. Ancora del IV sec. sono le monete di Thurii C6 e C7 (43); cui è molto simile C8. C9 è probabilmente della fine del sec. (44), mentre alla metà appartengono C10 e C11 (45). Databile circa al 340 a.C. è C13, mentre C12 potrebbe essere leggermente più antica. C15, del IV sec. (46), è interessante dal punto di vista documentario, dato che fu rinvenuta nella trincea 14, dietro il muro di fortificazione circa 50 cm al di sotto della prima superficie di acciottolato: prova che il muro originario fu costruito nel IV sec. e rinforzato nel III.
  Altre monete di Thurii sono C16, trovata in superficie, da un pastore, e il piccolo bronzo, C18, trovato sul pavimento dell’area H della trincea 13 e allo stesso IV sec. appartengono C20 e C21.
  Verso la fine del IV sec. sono da porre C22 e C23, mentre C24 è della fine del sec., intorno al 300 a.C. (47).
  Le emissioni di Thurii con la lyra, C25 e C26, sono dell’inizio del III sec., prima del 280 a.C., così come pure quelle con tripode C28 (48) - C35.
  Dello stesso quadro cronologico anteriore al 280, sono le monete con fulmine C39-C43, mentre C36-C37 sono più tarde. Probabilmente l’ultima emissione della zecca di Thurii fu quella con cornucopia rappresentata dagli esemplari C44-C47, tutti rinvenuti nella casa ellenistica della trincea 13.
  Passando alle monete dei Bretti, per quanto riguarda la loro posizione cronologica, bisogna tener presente che secondo alcuni studiosi (49) questa monetazione piuttosto abbondante fu coniata da Annibale in un periodo relativamente breve per finanziare la II guerra punica. La stratificazione alquanto incerta delle monete non permette di entrare nel merito della disputa e pertanto nell’elenco che segue ci si limiterà ad una semplice descrizione.
  La maggior parte è stata trovata in superficie, salvo C52 e C53. Notevole che C66 sia stata trovata al di sopra delle tegole della trincea 13, mentre C68 e C69 circa 0,60 sotto le tegole. C70 e C71 sono molto corrose: questo riguarda uno dei problemi della monetazione brettia, poiché alcuni esemplari sembrano fior di conio, mentre altri sembrano prodotti da conii stanchi e quindi danno un certo credito all’opinione che non siano state tutte coniate entro un periodo di quindici anni.
  Passando alle emissioni cartaginesi di bronzo, C73, C74 e C75 (50), queste furono certamente prodotte da conii usati per l’argento e meriterebbero uno studio particolare per l’emissione della zecca.
  Tra le monete romane, C76 è un quadrigatus, trovato in superficie, emesso da Roma all’inizio della II guerra punica e datato al 222-205 a.C., mentre C77, triens librale, trovato nello strato di tegole della trincea 13, è datato prima del 218 a.C. A causa degli oneri finanziari della guerra, Roma fu obbligata a ridurre la sua monetazione bronzea, e venne emesso nel 217-216 il sestante semi-librale, di cui sono qui due esemplari (C78-C79). Simultaneamente, il quadrigatus fu modificato ricoprendo di lamina argentea un nucleo di bronzo e questa emissione è rappresentata da C82.
  Abbiamo poi due esemplari di denarius: C80 e C81. La monetazione bronzea è rappresentata da due once sestantali (C83-C84) (51) e da un sestante unciale C85 (52) e da un sestante semi-unciale C86 (53).
  Nello stesso periodo fu coniato un asse semi-unciale (C87), databile all’87 a.C. (54). Infine troviamo un denarius suberato (C88d) coniato intorno all’87 a.C., che è la moneta più tarda qui rinvenuta.


Crotone
  C1^a^b (218 C 40). Rinvenimento di superficie vicino trincea 20 (tav. I). OBOLO - AR: D/ Tripode; R/ Tripode incuso. Gr. 0,160; Ø mm 9.
  C2^ (66 M 48). Trincea 13, area C, strato 4 (tav. I). AR: D/ Tripode; R/ non identificato. Gr. 0,710; Ø mm 10.

Taranto
  C3^ (66 M 4). Trincea 13, area F, non stratificata (tav. I). STATERE - AR: D/ Cavaliere armato con scudo, a galoppo verso sinistra; R/ Taras sul delfino. Gr. 5,420; Ø mm 20.
  C4^ (51 C 14). Trincea 16, strato 3. SUBERATA: D/ Quadriga e parte posto dei cavalli; R/ gamba di figura nuda che tiene un tripode. Taras sul delfino. Gr. 2,180 (solo metà).

Siracusa
  C5^ (66 B 11). Trincea 13, area E, nello strato di tegole (tav. I). AE: D/ Testa di Agatocle volta a sinistra; R/ Toro cozzante a sinistra. Delfino sopra e sotto. Gr. 5,65; Ø mm 9.

Thurii
  C6^ (66 B 37). Trincea 13, area M, cm 24 sotto il suolo (tav. l): D/ Testa di Athena a destra; R/ Toro stante a destra (mancano peso e diametro).
  C7^ (199 C 35). Trincea 20, strato 1. AE: D/ Testa di Athena con elmo crestato; R/ Toro cozzante a destra. Gr. 15,400; Ø mm 24-26.
  C8^ (184 C 34). Trincea 17, strato 3. AE: D/ Testa femminile; R/ Toro cozzante a destra; sotto: tonno. Gr. 2,950; Ø mm 13.
  C9^ (73 C 21). Trincea 17, strato 3. AE: D/ Testa di Eracle giovane; R/ Bucranio - Al di sopra, le lettere: ΘOY. Gr. l,350; Ø mm 7.
  C10^ (183 C 33). Trincea 21, in superficie. AE: D/ Testa non identificabile; R/ Toro cozzante a destra. Al di sopra: [ΘOYPI]ΩN. Gr. 2,620; Ø mm 18.
  C11^ (38 C 11). Trincea 14, strato 2. AE: D/ illeggibile; R/ Toro (?). Gr. 5,500; Ø mm 20.
  C12^ (20 C 6). Trincea 17, strato 2. AE: D/ Testa di Athena con elmo; R/ Toro cozzante a destra. Al di sopra: ΘOY. Gr. l,580; Ø mm 13.
  C13^ (66 B 40). Trincea 13, area E', strato 2 sopra le tegole (tav. I). AE: D/ Testa femminile (?) volta a sinistra con capelli riccioluti. Sopra la testa: ΘOYP; R/ Toro cozzante a sinistra. In alto: ΠΛΓΟ. Gr. 4,060; Ø mm 17.
  C14 (59 C 17)· Trincea 17, strato 24. AE: D/ Testa femminile; R/ Toro (?). Gr. 5,600; Ø mm 20.
  C15^ (58 C 16). Trincea 14, strato 2. AE: D/ Testa femminile; R/ Toro. Gr. 4,850; Ø mm 16.
  C16^ (25a C 8). Rinvenimento di superficie. AE: D/ Testa mascherata con elmo; R/ Toro cozzante. Sopra, ΘOY. Gr. 0,760; Ø mm 11.
  C17 (240 C 43). Trincea 23, strato 1. AR: D/ Testa con elmo; R/ Toro cozzante. Gr. 0,9°0; Ø mm 12.
  C18^ (66 B 22). Trincea 13, area H, parte centrale nello strato sotto le tegole e sopra il pavimento (tav. I). AE: D/ Testa di Athena con elmo; R/ Bucranio. Sopra, ΘOY. Gr. 0,800; Ø mm 9.
  C19 (273 C 58) Trincea 28, strato 1. AE: D/ Testa di Athena; R/ Toro cozzante. Gr. 1,370; Ø mm 12.
  C20^ (266 C 51). Trincea 24, strato 1, 1° livello di pulitura (tav. I). AR: D/ Testa con elmo; R/ Bucranio. Sopra, ΘOY. Gr. 0,470; Ø mm 9.
  C21^ (311 C 68). Trincea 24, strato 3, cm 80 dalla parete est, m 13,15 dalla parete sud (tav. I). AE: D/ Testa maschile; R/ Parte anteriore di toro. Sopra: ΘOY[ .... ]ΩN. Gr. 0,920; Ø mm 11.
  C22^ (255 C 46). Trincea 24. AE: D/ Testa di Athena (?); R/ Toro cozzante. Sopra: [ . ]O[ .... ]. Gr. 1,600; Ø mm 13.
  C23^ (66 B 14). Trincea 13, area E, sulla cima dello strato di tegole. AE: D/ Testa di Athena (?) volta a destra; R/ Toro cozzante a destra. Al di sopra: ΘOY. Gr. 1,450; Ø mm 11.
  C24^ (172 C 31). Trincea 19, strato 1 (tav. I). AE: D/ Testa di Artemis (?); R/ Apollo con patera (?) in una mano e una phiale (?) nell’altra. A sinistra: KΛEΩN. A destra: ΘOYPIΩN. Gr. 5,900; Ø mm 18.

Emissione della lyra
  C25^ (66 B 49). Trincea 13, area H, strato 3. AE : D/ Testa di Athena volta a sin.; R/ Lira. Intorno: ΘOYPIΩN. Gr. 2,880 ; Ø mm 15.
  C26^ (66 B 57). Trincea 13, nello scarico. AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Lira. Intorno: ΘOYPIΩN. Gr. 3,500; Ø mm 16.
  C27 (66 B 53). Trincea 13, nella cisterna a nord dell’area B, ad una profondità di cm 64. AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Lira. A sinistra: ΘOY. Gr. 3,500; Ø mm 16.

Emissione del tripode
  C28^ (44 C 13). Trincea 15, strato 2. AE: D/ Testa di Athena; R/ Tripode. Gr. 4,980; Ø mm 17.
  C29 (66 B 30). Trincea 13, area H, 3° strato al di sotto delle tegole. AE : D/ Testa volta a sinistra; R/ Tripode. Gr. 5,450; Ø mm 16.
  C30 (66 B 39). Trincea 12, area E, probabilmente proveniente dalla terra scaricata dalla porta fra E ed E'. AE: D/ Testa femminile volta a sinistra; R/ Tripode. A sinistra: ΘOYP. Gr. 5,90; Ø mm 16.
  C31 (122 C 22). Rinvenimento di superficie. AE: D/ Testa di Athena; R/ Tripode. Gr. 1,720; Ø mm 14.
  C32 (s. n.). AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Tripode. AI di sotto, FK; intorno: ΘOYPIΩN. Gr. 1,600; Ø mm 12.
  C33 (39 C 12). Trincea 14, strato 2. AE : D/ Testa (non identificabile); R/ Tripode. Intorno: Θ[OYP]IΩN; al di sotto: EK. Gr. l,150; Ø mm 10.
  C34a (37 C 10). Trincea 14, strato 2. AE: D/ Illeggibile; R/ Tripode. Gr. 4,800; Ø mm 17.
  C34b (66 B 62). Trincea 13, nello scarico. AE: D/ Testa di Apollo (?) volta a sinistra; R/ Tripode. AI di sotto, in esergo: . Intorno a sinistra: ΘOY; a destra: PIΩN. Gr. 1,330; Ø mm 12.
  C35^ (171 C 30). Trincea 19, strato 1. AE: D/ Testa di Apollo; R/ Tripode. A sinistra: ΘOY; a destra: ΩN. Gr. 4,150; Ø mm 18.

Emissione del cavallo
  C36^ (66 B 24). Trincea 13, area H , parte centrale dello strato al di sotto delle tegole e al di sopra del pavimento (tav. I). AE : D/ Testa di Apollo (?) volta a destra; R/ Cavallo al galoppo verso destra. AI di sopra: ΘOY. Gr. 1,860; Ø mm 11.
  C37^ (66 B 61). Trincea 13, nello scarico. AE: D/ Testa di Apollo (?) volta a destra; R/ Cavallo al galoppo verso destra. Al di sopra, ΘOY. Gr. 1,920; Ø mm 12.
  C38 (66 B 54). Trincea 13, nella cisterna a Nord dell’area B, a m 0,85 di profondità. AE: D/ Testa di Apollo (?) volta a destra; R/ Cavallo al galoppo verso destra. Al di sopra: ΘOY; al di sotto: A. Gr. 2,210; Ø mm 12.

Emissione del fulmine
  C39^ (66 B 59). Trincea 13, nello scarico. AE: D/ Testa femminile volta a sinistra; R/ Fulmine. Gr. 3,100; Ø mm 18.
  C40 (66 B 31). Trincea 13, area H, 3° strato sotto le tegole. AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Fulmine. Gr. 3,220; Ø mm 14.
  C41 (66 B 56). Trincea 13, a Nord dell’area B, lungo il canale della tubatura (tav. I). AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Fulmine. Intorno, a sinistra: YPIΩ; a destra: Ā. Gr. 3,42; Ø mm 14.
  C42 (66 B 63). Trincea 13, nello scarico. AE : D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Fulmine. A sinistra: ΘOYPIΩN. Gr. 3,150; Ø mm 14.
  C43^ (66 B 51). Trincea 13, area A, livello 3. A E: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Fulmine. A sinistra: ΘOYPIΩN. Gr. 3,240; Ø mm 15.

Emissione della cornucopia
  C44^ (66 B 64). Trincea 13, nello scarico (tav. I). AE: D/ Testa di Apollo (?) volta a sinistra; R/ Cornucopia. Sulla sinistra: Ω; sulla destra: ΘOY//. Gr. 1,180; Ø mm 11.
  C45 (66 B 9). Trincea 13, area F, sopra il 1° pavimento. AE: D/ Testa di Apollo volta a sinistra; R/ Cornucopia. Al di sopra: ΘOY//. Gr. 1,400; Ø mm 13.
  C46 (66 B 66). Trincea 13, nello scarico (tav. I). AE: D/ Testa di Athena volta a sinistra; R/ Cornucopia. Sulla sinistra: EΩ; sulla destra: ΘOY; al di sotto: \\. Gr. 2,050; Ø mm 11.
  C47^ (66 B 47). Trincea 13, area B, a circa cm 20 di profondità. AE: D/ Testa di Apollo (?) volta a sinistra; R/ Cornucopia. Gr. 1,120.

Bretti
  C48 (269 C 54). Trincea 26, strato 1. AE: D/ Testa di Zeus volta a destra; R/ Aquila con ali aperte. Intorno: BPETTIΩN. Gr. 8,0; Ø mm 22.
  C49 (3 C 3). Trincea 14, strato 1 (tav. I). AE: D/ Zeus con barba volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. Intorno: BPETTIΩN. Gr. 8,750; Ø mm 22.
  C50 (276 C 61). Trincea 24. AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. Intorno: BPETTION. Gr. 9,50; Ø mm 23.
  C51 (264 C 49). Trincea 27, strato 1. AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. Intorno: BPETTIΩN. Gr. 8,600; Ø mm 20.
  C52^ (66 B 45). Trincea 13, area C, strato 5. AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. Intorno: BPETTIΩN. Gr. 8,95; Ø mm 22.
  C53^ (66 B 43). Trincea 13, area C, strato S (tav. I). AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 8,020; Ø mm 20.
  C54 (72 C 20). Trincea 14, strato 2. AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. A destra: BPETTIΩN. Gr. 7,900; Ø mm 21.
  C55 (182 C 32). Trincea 18, strato 2. AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. Gr. 8,0; Ø mm 21.
  C56 (66 B 7). Trincea 13, area F, esterno B, al di sotto delle tegole (tav. I). AE: D/ Zeus barbato volto a destra; R/ Aquila con ali aperte. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 8,050; Ø mm 21.
  C57 (216 C 38). Trincea 20, strato 2, in superficie (tav. I). AE: D/ Testa femminile volta a destra, Nike; R/ Giove tonante, volto a destra. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 4,350; Ø mm 18.


  C58 (66 B 5). Trincea 13, area F, sopra le tegole (tav. II). AE: D/ Testa femminile Nike; R/ Giove tonante volto a destra. Al di sotto: BPETTION. Gr. 4,100; Ø mm 15.
  C59 (275 C 60). Trincea 26, strato 2 (tav. II). AE: D/ Testa femminile Nike; R/ Giove tonante. A sin. BPETTIΩN. Gr. 5,350; Ø mm 17.
  C60 (270 C 55). Trincea 26, strato 2 (tav. II). AE: D/ Testa di Nike; R/ Giove tonante. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 5,100; Ø mm 17.
  C61 (158 C 27). Trincea 19, strato 1. AE: D/ Eracle giovane con leonté; R/ Athena (?). Gr. 3,570; Ø mm 16.
  C62 (267 C 52). Trincea 24, strato 1, livello 1. AE: D/ Eracle giovane con leonté; R/ Quadriga. Al di sotto: BPETTIΩN. Gr. 3,920; Ø mm 16.
  C63 (307 C 64). Trincea 31, strato 1 (tav. II). AE: D/ Testa di Nike; R/ Biga. Al di sotto: BPETTIΩN. Gr. 2,470; Ø mm 15.
  C64 (268 C 53). Trincea 24, strato 1 (tav. II). AE: D/ Testa di Nike; R/ Quadriga. Al di sotto: BPETTIΩN. Gr. 3,960; Ø mm 17.
  C65 (262 C 47). Trincea 24, sul livello 1. AE: D/ Testa di Nike; R/ Biga. Gr. 3,600; Ø mm 16.
  C66^ (66 B 10). Trincea 13, area E, sopra le tegole (tav. II). AE: D/ Testa di Ares con elmo a sinistra; R/ Bellona con lancia e scudo, che incede verso destra. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 19,30; Ø mm 25.
  C67 (66 B 6). Trincea 13, area F, circa 60 cm sotto le tegole (tav. II). AE: D/ Testa di Ares con elmo a sinistra; R/ Figura femminile che incede verso destra (Bellona?). A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 14,30; Ø mm 24.
  C68^ (66 B 44). Trincea 13, area C, strato 3 (tav. II). AE: D/ Testa con elmo volta a sinistra; R/ Bellona con lancia e scudo avanzante a destra. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 10,50; Ø mm 23.
  C69^ (66 B 8). Trincea 13, area F, circa cm 60 sotto le tegole. AE: D/ Testa di Nike volta a sinistra; R/ Biga in corsa verso sinistra, guidata da Zeus. Gr. 3,570; Ø mm 15.
  C70^ (153 C 26). Trincea 19, strato 1, cm 70 dalla parete Sud. AE: D/ Testa di Nike; R/ Biga. Gr. 3,7 0; Ø mm 15·
  C71^ (263 C 48). Trincea 27, strato 1. AE: D/ Testa di Ares; R/ Bellona che tiene un trofeo nella mano destra. A sinistra: BPETTIΩN. Gr. 12,9; Ø mm 26.
  C72 (241 C 44). Trincea 23, strato 1. AE: D/Testa di Nike; R/ Quadriga. Al di sotto della linea di esergo: BPETTIΩN. Gr. 3,850; Ø mm 9.

Cartagine
  C73^ (22 C 7). Trincea 14, strato 2 (tav. II). AE: D/ Testa di Tanit; R/ Testa di cavallo. Gr. 9,770; Ø mm 25.
  C74^ (66 B 4). Trincea 13, area C e D, sulla sommità del muro. AE: D/ Testa di Tanit; R/ Testa di cavallo. Gr. 6,500; Ø mm 25.


  C75^ (62a C 18). Trincea 16, strato 2 (tav. III). AE: D/ Testa di Tanit; R/ Cavallo stante a destra, con testa rivolta. Gr. 6,400; Ø mm 20.

Roma
  C76^ (138 C 23). Rinvenimento di superficie (tav. III). QUADRIGATO (DRACMA). AR: D/ Bifronte imberbe; R/ Giove con fulmine e scettro su quadriga, guidata da Vittoria. In esergo, ROMA. Gr. 2,900.
  C77^ (66 B 3). Trincea 13, area I, strato 1 (tav. III). TRIENTE - AE: D/ Testa di Minerva con elmo a sinistra; sotto, quattro globetti; R/ Prua di nave a destra; sotto, quattro globetti. Gr. 85; Ø mm 43.
  C78^ (66 B 25). Trincea 13, area H, parte centrale nello strato al di sotto delle tegole e sopra il pavimento (tav. III). SESTANTE - AE: D/ Testa di Mercurio a destra; sopra, 2 globetti; R/ Prua di nave a destra; sotto, 2 globetti; in alto: ROMA. Gr. 24,700; Ø mm 30.
  C79^ (66 B 27). Trincea 13, area H, 2° strato sotto le tegole (tav. III). SESTANTE - AE: D/ Testa di Mercurio volta a destra; sopra, 2 globetti; R/ Prua di nave a destra; sotto, 2 globetti. In alto: ROMA. Gr. 25,700; Ø mm 28.
  C80^ (66 M 2). Trincea 13, area F, sopra le tegole (tav. III). QUINARIO - AR: D/ Testa galeata a destra; dietro: V; R/ Dioscuri al galoppo a destra; in esergo: ROMA. Gr. 2,080; Ø mm 15.
  C81^ (144 C 24). Trincea 16, superficie di pulitura del livello 2, a circa 4-5 m dalla parete nord, 1-2 m dalla parete est (tav. III). DENARIO - AR: D/ Testa galeata a destra; dietro: X; R/ Dioscuri al galoppo a destra. In esergo: ROMA. Gr. 3,850.
  C82^ (217 C 39). Trincea 20, strato 2 (tav. III). AE (? probabilmente AR): D/ Bifronte imberbe; R/ Quadriga. In esergo: ROMA. Gr. 5,400; Ø mm 17.
  C83^ (159 C 28). Trincea 18, strato 1. AE: D/ Testa di Bellona; R/ Prua. Gr. 2,920; Ø mm 17.
  C84^ (308 C 65). Trincea 31, strato 1. AE: D/ Testa di Bellona; R/ Prua, il resto illeggibile. Gr. 3,500; Ø mm 20.
  C85^ (33 C 9). Trincea 17, strato 2. AE: D/ Testa di Mercurio; R/ Prua. Sopra: ROMA. Gr. 5,880; Ø mm 20.
  C86^ (36 C 9a). Trincea 14, strato 2. AE: D/ Testa di Mercurio; R/ Prua. Sopra: ROMA. Gr. 2,500; Ø mm 15.
  C87^ (274 C 59). Trincea 28, strato 1. ASSE - AE: D/ Testa di Giano; R/ Prua, Sopra: L]TITURI·L· [F· ; sotto: S]ABIN. Gr. 12,850; Ø mm 29.
  C88^c^d (220 C 42). Trincea 23, strato 1 (tav. III). DENARIO SUBERATO: D/ Testa di Apollo a destra; dietro: PANSA; R/ Cerere a destra con torcia in ciascuna mano e preceduta da un maiale. Alla sinistra: CVIBIVS [C·F]. Gr. 2,820; Ø mm 18.
Non si aggiungono s.n. A-C (v. tav. III) non comprese nel catalogo (N. d. R.).

OLIVER C. COLBURN

Traduzione e adattamento del testo inglese a cura del dott. Maurizio Gualtieri.

__________________

VOCI DEL CATALOGO RICHIAMATE

FRAMMENTI ARCHITETTONICI
  A1^ (261 A 8). Rinvenimento di superficie (fig. 61). Frammento di terracotta architettonica. Restano le due superfici, anteriore e posteriore, e uno dei margini longitudinali. Faccia posteriore rozza. Taglio inferiore (?) piano accuratamente lisciato, lievemente inclinato verso avanti. La superficie è decorata da un meandro, dipinto in nero. Probabile listello superiore di sima. Argilla con sabbia e piccoli granuli bianchi. Altezza cons. 0,066; larghezza cons. 0,119 m; spessore 0,2 m. (pag. 480)
  A2^ (224 A 6). Trincea 20, strato 1 (fig. 60). Frammento di terracotta architettonica (probabilmente geison) . Rotture tutt’intorno. Sulla superficie frontale, resti di ingubbiatura biancastra su cui sono dipinti in nero due cerchi concentrici (linee larghe 0,002 m) entro una fascia larga 0,0013 con curva irregolare: probabilmente pertinente ad una treccia (diplax). Stessa argilla del precedente. Ø massimo 0,07 m; spessore 0,02 m. (pag. 480)
  A4^ (278 A 9). Trincea 21, strato 3a (fig. 62). Frammento di grossa tegola con ingubbiatura bianco-verdastra. Argilla grezza. Larghezza cons. 0,14 m; spessore da 0,08 a 0,04 m. (pag. 480)
  A5^ (non catalogato). Rinvenuto presso la casetta deposito di Casa Marini (fig. 24). Parte di colonna dorica monolitica, rivestita di fine stucco. Lunghezza cons. 3,40 m; circonferenza stimata 1,80 m; scanalature 0,17 m. (pag. 480)
  A6^ (26 A 3). Rinvenimento di superficie presso il margine Nord-Ovest dell’altopiano. 3 frammenti, congiungibili di capitello dorico. Si conserva una sezione degli anelli del collarino e parte delle scanalature. Calcare. Tratti di fine stucco, color crema. Altezza cons. 0,07 m; larghezza massima 0,105 m. (pag. 480)
  A12 (347 A 21). Trincea 17, esterno B, strati 1 e 2. Tegola piana di tipo laconico (?). Argilla rossa con granuli. Larghezza 0,45 m; lunghezza cons. 0,31 m; spessore 0,024 m. (pag. 481)
  A13 (348 A 22). Trincea 16, strato 2. Simile al precedente anche nell’argilla. Lunghezza cons. 0,64 m; larghezza cons. 0,235 m; spessore 0,024 m. (pag. 481)
  A14^ (346 A 20). Trincea 17, esterno B, strati 1 e 2 (fig. 62). Simile alle precedenti anche nell’argilla. Lunghezza cons. 0,265 m; larghezza 0,495 m; spessore 0,037 m. (pag. 481)

STATUETTE DI TERRACOTTA
  F1^ (156 F 54). Trincea 19, strato 1 (fig. 63). Testa di cavallo, spezzata a circa metà del collo. Mancano la fine del muso e le punte delle orecchie. Sulla criniera, strisce diagonali in rosso, altre sul muso. Occhi resi con due fori: nel destro tracce di quel che potrebbe essere un inserto di pasta grigio-blu. Sul Iato destro del collo (c’)è un pezzetto di attacco forse per la mano del cavaliere. Argilla dura, rossiccia; ingubbiatura color camoscio. Lunghezza cons. 0,07 m. (pag. 483)
  F2 (66 F 11). Trincea 13, area M, strato 4 (fig. 64). Statuetta femminile di cui manca la parte inferiore. Molto incrostata e mal conservata. Corpo di sezione rettangolare. Parte posteriore piatta. Piccole sporgenze al posto delle braccia. Lunghi capelli che cadono ai due lati fin sopra il seno. Argilla rossa depurata. Tracce di colore bianco. Altezza cons. 0,095 m; larghezza massima 0,03 m. (pag. 483)
  F3 (251 F 47). Rinvenimento di superficie (fig. 67). Testina femminile velata. Filetto arrotondato intorno alla sommità della testa. Parte posteriore rozza. Superficie consumata. Argilla arancio-camoscio. Senza traccia di colore. Datazione dubbia. Altezza cons. 0 ,045 m ; spessore circa 0,003 m. (pag. 483)
  F4 (6 F 14). Trincea 17, strato 2 (fig. 67). Parte superiore di testina femminile con stephane. Parte posteriore non modellata. Lineamenti confusi. Consunta e dubbia come la precedente. Argilla beige, grigia in frattura. Altezza 0,35 m; larghezza 0,45 m. (pag. 483)
  F6^ (371 F 57). Trincea 29, strato 1 (fig. 67). Protome: testa femminile arcaica di fine fattura. Rotta orizzontalmente tra naso e bocca. Argilla grigia con granuli. Altezza cons. 0,068 m; larghezza 0,46 m. (pag. 485)
  F7^ (75 F 28). Trincea 17, strato 3 (fig. 65). Hermes Kriophoros, di cui manca parte della base. Molto incrostato. Indossa un corto chitone con alta cintura; lungo mantello cadente dietro. Pilos sulla testa. Braccio destro steso a lato: il sinistro tiene sul petto le zampe dell’animale. Base sottile. Foro di cottura nella parte posteriore. Argilla marrone chiaro. Senza traccia di colore. Altezza 0,12 m; larghezza 0,045 m. (pag. 485)
  F8^ (169 F 38). Rinvenimento di superficie (fig. 91). Maschera frammentaria femminile (?), dagli occhi al mento. Rozza fattura. Parte posteriore irregolare. Margini spezzati. Argilla mal depurata, con piccoli granuli bianchi, color camoscio, grigia in frattura. Altezza cons. 0,075 m; larghezza 0,07 m. (pag. 485)
  F10 (247 F 43a-b). Trincea 17, esterno B, strato 3 (fig. 68). Statuetta femminile acefala in frammenti ricomposta: un frammento (altezza cons. 0,075 m; larghezza 0,063 m) del busto con braccia protese; l’altro (altezza cons. 0,055 m; larghezza 0,033 m) di base con piede sinistro e parte del panneggio. Chitone e manto che scende dalla spalla sinistra. Parte posteriore vuota, non modellata. Argilla camoscio-rossiccia, grigia scura in frattura. (pag. 485)
  F15^ (82 F 30). Trincea 16, strato 3 (fig. 67). Frammento di guerriero con corazza, dalle spalle alle cosce. Mancano le braccia. La mano destra sul petto. Manto sulle spalle. Potrebbe essere un trofeo trasportato dalla Nike, anche se è un po’ troppo largo per questo. Argilla rossa, grigia in frattura. Altezza cons. 0,048 m; larghezza massima circa 0,032 m. (pag. 486)
F19 (95 T9 63). Casa n. 1. Testa e busto di kriophoros (fig. 70), con posteriore dell’ariete sulla spalla destra. In basso, all’altezza del petto, testa di agnellino volta a destra, forse tenuto dal braccio destro. I riccioli dell’uomo sembrano fondersi col vello dell’ariete. Argilla rossa cotta, grigia in frattura. Senza traccia di colore. (pag. 487)
  F20 (90 T4 63). Casa n. 1 (fig. 66). Figura maschile acefala in piedi su plinto con la gamba sinistra in crociata sulla destra. Mano destra sul fianco. Manto dietro le spalle. Tracce di ingubbiatura bianca. Foro di cottura nella parte posteriore. Argilla rossa pesante. Altezza 0,15. (pag. 487)
  F32^ (13 F 15). Trincea 17, strato 2. Testina femminile volta a sinistra con frammento del seno. Capelli tirati indietro. Un nastro con ornati circolari ferma i capelli sulla fronte e intorno alla testa. Argilla grigia. Altezza cons. 0,065 m. (pag. 487)
  F33^ (34 F 18). Trincea 17, strato 2. Testina femminile volta a destra con acconciatura a melone. Parte posteriore appiattita e rotta. Orecchino (?). Argilla bruno chiaro, grigia in frattura. Senza traccia di colore . Altezza 0,052 m; larghezza 0,032 m. (pag. 487)
  F34 (54 F 22) . Trincea 17, strato 2 (fig. 71). Testa di satira o Pan con corna. Viso sorridente, naso rincagnato, occhi sporgenti. Parte posteriore non modellata. Argilla come il numero precedente. Altezza 0,03 m; larghezza 0,025 m. (pag. 487)
  F35 (87 F 31). Trincea 15, strato 2, subito sopra il livello 2 a cm 30 a Sud del muro C e cm 40 dalla parete Est (fig. 71). Testa e parte delle spalle di figura comica maschile. Bocca larga, naso appuntito. Capelli arrotolati incorniciano la fronte. Argilla pesante rosso chiaro. Senza traccia di colore. Altezza 0,04 m; larghezza 0,034 m. (pag. 488)
  F36^ (132 F 32). Trincea 15, strato 3 (fig. 71). Testina di giovane donna alta 0,03 m e cono d’inserzione alto 0,05 m, inclinata leggermente a sinistra. Acconciatura a melone. Tracce di grosso orecchino all’orecchio destro. Argilla camoscio rossastra ai margini. Senza traccia di colore o ingubbiatura . Altezza totale 0,045 m. (pag. 488)
  F37^ (78 F 29). Trincea 16, strato 3 (fig. 71). Testina femminile inclinata a destra, acconciatura a melone con corona floreale e orecchini. Lievi incrostazioni. Argilla bruno chiaro. Senza traccia di colore. Altezza cons. 0,042 m. (pag. 488)
  F38^ (368 F 55). Trincea 24, strato 1, a m 13,95 dalla parete Est e m 8,2 5 dalla parete Sud. Testina femminile con capelli portati indietro e raccolti in alto. Resta un orecchino a disco. Argilla dura, color bruno chiaro. Senza traccia di colore. Altezza cons. 0,05 m. (pag. 488)
  F39^ (369 F 56). Trincea 14, strato 4 (fig. 69). Testina di giovane donna con acconciatura a melone, leggermente inclinata a sinistra. Orecchini sferici. Foro di cottura nella parte posteriore. Tracce di colore rosa nei capelli. Argilla rossa di cottura, grigia in frattura. Altezza cons. 0,055 m. (pag. 488)

CERAMICA
Età del ferro
  P10^ (361 P 192). Trincea 24, strato 7 (fig. 75). Frammento di bassa coppa con superfici ingubbiate, a margine rientrante. Sul margine un elemento plastico: serpente (?) e due ondulazioni e una linea nera sulla sommità della superficie che segue la linea di ondulazione. A sinistra del serpente, tre fasce orizzontali in inchiostro nero con colore rosso nel mezzo. Sull’orlo, sei pennellate di nero distanziate. Altezza cons. 0,031 m; Ø orlo 0,30 m. (pag. 493)
  P11^ (326 P 171). Trincea 21, strato 4 (fig. 76). Frammento di ansa, di sezione circolare, con attacco inferiore e parte della parete adiacente. All’esterno ingubbiatura fine, color crema; cinque linee parallele sull’ansa in basso, due alla rottura superiore. Altre due linee alla base dell’attacco e due alla sinistra. Argilla solida, color camoscio. Ø 0,115 m; Ø ansa 0,023 m. (pag. 493)

Ceramica di età classica
  P23^ (157 P 111). Trincea 16, strato 3 (fig. 80). Frammento di labbro di coppa ionica con attacco dell’ansa. Esterno risparmiato salvo zona nera sopra l’ansa e all’orlo del labbro. Argilla camoscio chiaro. Interno di vernice nera. Ø massimo 0,036 m; altezza labbro 0,01 m. (pag. 496)
  P24^ (149 P 109). Trincea 15, strato 3 (fig. 80). Parte del labbro e parete di coppa ionica. Fortemente articolato fra la parete e il labbro. Labbro basso, leggermente svasato in profilo. Vernice nera-brunastra e di lucentezza metallica su tutta la superficie interna e a strisce su quella esterna. Argilla dura, rosea. Altezza cons. 0,035 m; Ø massimo 0,07 m. (pag. 496)

Ceramica a figure nere
  P26^ (60 P 78). Trincea 17, strato 2 (fig. 82). Frammento di vasetto. Decorazione incerta. Argilla camoscio, vernice nera, contorni incisi, ritocchi rossi. Altezza 0,023 m; larghezza 0,025 m. (pag. 497)
  P27^ (340 P 181). Trincea 23, strato 1 (fig. 82). Frammento di spalla di vaso chiuso. Interno grezzo. Superficie esterna con resti di motivi dipinti in nero. Argilla tenera, color camoscio. Vernice bruna. Ø massimo 0,05 m; spesso (sopra) 0,007 m; (sotto) 0,003 m. (pag. 497)

Ceramica a figure rosse
  P28 (194 P 124). Trincea 17, esterno B, strato 3 (fig. 83). Frammento di parete di cratere a calice. Esterno nero con
a destra resti di una figura panneggiata dal petto al ginocchio. Interno nero. Argilla rosa-giallo a grana molto fine, vernice nera molto lucente. Ø massimo 0,115 m; spessore 0,0055 m. (pag. 497)
  P29^ (27 P 70). Rinvenimento di superficie (fig. 84). Frammento di parete di cratere a calice con resti dall’anca ai piedi di figura panneggiata in moto a sinistra. Sotto, resti di un ornato a meandro. A destra, resti di un oggetto, forse candelabro o cottabo o incensiere. Argilla rosa, depurata. Altezza cons. 0,12 m; larghezza massima 0,085 m. (pag. 497)

Ceramica italiota a figure rosse
  P31^ (195 P 125). Trincea 17, esterno B, strato 3 (fig. 84). Frammento di coperchio di lekanis. Parte di figura panneggiata seduta, volta a destra: dalle ginocchia ai piedi. Due punti bianchi presso ciascuna caviglia. Interno verniciato. Argilla biancastra a grana molto fine. Vernice nera, lucente. Ø massimo 0,055 m; spessore 0,004-0,006 m. (pag. 498)
  P32 (123 P 98) . Rinvenimento di superficie (fig. 84). Frammento di piede e fondo di lekanis. Piede modanato alto 0,019 m. Sul fondo, lievemente concavo, resti di due figure rosse panneggiate, volte una a sinistra e l’altra a destra. Argilla depurata, color camoscio-rosa. Altezza cons. 0,025 m; Ø massimo 0,095 m. (pag. 498)
  P36 (289 P 158). Trincea 25, strato 2 (fig. 85). Frammento di lekanis. Esterno nero. Interno, entro un orlo con motivo a
foglia d’alloro, resti di tre cavalli di una quadriga, che corre verso sinistra. Riparato in antico. Linea a rilievo per i cavalli. Profilo quasi piatto. Argilla bruno chiaro. Vernice nera lucente. Ø massimo 0,107 m; spessore 0,006 m. (pag. 498)
  P37 (30 P 72). Rinvenimento di superficie (fig. 84 ). Frammento di parete forse di oinochoe. Interno nero, in parte arrossato dalla cottura. Testa femminile con resti di altri ornati ai lati. Argilla rossa depurata. Ø massimo 0,07 m; spessore 0,005 m. (pag. 498)
  P38^ (204 P 131). Trincea 17, strato 3. Frammento dell’orlo con parte di parete superiore di skyphos. Testa di donna di profilo a sinistra. Argilla dura, rossa, molto sottile. Vernice nera, brunastra su ambedue le superfici. Ø massimo 0,04 m. (pag. 498)
  P39^ (185 P 119). Trincea 15, strato 2. Parte centrale di coperchio con attacco del pomo. Interno non verniciato. Fascia nera dipinta intorno all’attacco del pomo; al di fuori, resti di un motivo ad onda. Argilla color camoscio-rosato, di buona qualità. Ø massimo 0,08 m; spessore 0,04 m. (pag. 498)
  P41^ (112 P 92). Trincea 17, strato 3. Frammento di vaso. Piedi di donna volta a destra con vestito svolazzante. Qualche oggetto a terra, dietro la donna. Sotto, larga zona risparmiata con linea in vernice diluita al di sopra e altra vicino al fondo. Argilla color camoscio. Altezza 0,039 m; larghezza 0,05 m. (pag. 499)

Ceramica a vernice nera
  P50^ (288 P 157). Trincea 23, strato 3 (fig. 86). Frammento di kylix. Resta il fondo e parte dell’orlo. Profilo della parete leggermente convesso. Articolazione fra parete e labbro. Graffito rozzamente inciso all’esterno sotto il labbro. Argilla depurata color camoscio-roseo. Vernice nera di buona qualità. Ø massimo 0,105 m. (pag. 500)
  P51^ (295 P 162). Trincea 25, strato 2 (fig. 85). Frammento di lekanis. Mancano fondo, parte di orlo e ansa. Profilo della parete piuttosto arrotondato. Argilla tenera, rosea. Vernice nera matta. Altezza cons. 0,029; Ø sommità 0,093 m. (pag. 500)
  P54 (105 P 86) - P55^ (106 P 87). Trincea 17, strato 3 (fig. 83). Olpe incompleta. Mancano ansa e bocca. Molto incrostata. La vernice ha strisce rosse sulla base e sui lati sopra la base. Argilla rossa. Altezza 0,11 m; Ø 0,045 m. (pag. 500)

Ceramica ellenistica varia
  P89^ (20 I P I2 9). Trincea 14, strato 2 (fig. 90). Frammento di vaso aperto di Gnathia. Interno verniciato. Esterno suddipinto. Dall’alto al basso: decorazione ad ovoli con incisione e bianco, due linee incise, fascia irregolare di rosso e giallo,due linee incise, cinque pendenti in bianco e giallo, parte di un ornamento giallo alla frattura inferiore. Argilla rossa depurata. Vernice nera con lucentezza metallica. Ø massimo 0,045 m; spessore 0,005 m. (pag. 504)
  P90^ (162 P1I3). Trincea 17, esterno B, strato 3 (fig. 91). Parte di skyphos ricomposto da 2 frammenti, tipo Gnathia: parte della parete con orlo, inizio di attacco di ansa alla frattura sinistra.Decorazione suddipinta in bianco e giallo. Al labbro, decorazione ad ovoli, a meandro fra coppie di linee incise orizzontali; al di sotto resti di decorazione con foglie d’edera. Argilla vermiglia all’interno e camoscio. Vernice nera di buona qualità, anche all’interno. Ø massimo 0,09 m. (pag. 504)
  P91^ (213 P 139). Trincea I 7, deposito I (fig. 90). Parte di orlo e fondo piatto di tipo Gnathia. Profilo arrotondato. Argilla camoscio-rosa di grana eccellente. Vernice nera lucente di buona qualità. Decorazione ad edera suddipinta in bianco. Ø cons. 0,153 m; spessore 0,003 m. (pag. 504)

OGGETTI VARI DI METALLO (38)
  Il pezzo più significativo è la probabile impronta in piombo di un sigillo ufficiale di Thurii (39) M 30 (del quale si dà la descrizione):
  M30^ (260 M 128). Trincea 26, strato 1 (fig. 107). Piombo con impronta a rilievo con le lettere ΘOY, probabilmente da sigillo ufficiale di Thurii. Ø circa 0,012 m (alla sporgenza), 0,018 m X 0,016 m (al fondo). (pag. 521)

__________________
  (38)^ Si omette per brevità il catalogo particolareggiato (N.d.R.).
  (39)^ Hesperia, suppl. VII, vol. I, 1943, pp. I04-I07, Agorà, vol. X.
  (40)^ Catalogue of the McLean Collection of greek Coins, Fitzwilliam Museurn , Cambridge Univ. Press, 1923-29, vol. I, pl. 1699.
  (41)^ M. VLASTO, A Contribution to tarentine Numismatics, in American Numismatic Society, Museum Notes, 1922, pp. 648-650.
  (42)^ Catalogue of the McLean Collection, cit., pl. 614.
  (43)^ Ibidem, p. 168, pl. 1374.
  (44)^ Catalogue of greek Coins in the British Museum, Italy, p. 301, no. 140.
  (45)^ Catalogue of the McLean Collection, cit., p. 164, pl. 1330.
  (46)^ Catalogue of British Museum, cit., p. 300, pl. 137.
  (47)^ Catalogue of the McLean Collection, cit., p. 169, pl. 1390 .
  (48)^ A. SAMBON, Sylloge nummorum graecorum: The Lloyd Collection, Oxford 1933, pl. 16, no. 505.
  (49)^ F. SCHEU, Bronze Coins of the Bruttians, in Numismatic Chronicle, 1961, pp. 52, 65.
  (50)^ E. S. G. ROBINSON, Carthaginian and other south Italian Coinages of the second punic War, in Numismatic Chronicle, 1964, pl. VII, 4.
  (51)^ E . A. SYDENHAM, Coinage of the Roman Republic, London 1952, p. 14 sgg.
  (52)^ Ibidem, p. 35.
  (53)^ Ibidem, p. 679 sgg.
  (54)^ Ibidem, 7016.

__________________
Made in Marzo 2013 by dott. ing. Domenico Nociti - Usa quest’opera o parte di essa, ma ricordati di citare sempre l’autore, la pubblicazione, l’editore ed il traduttore nelle immediate vicinanze dell’articolo o di una sua parte * * Via San Domenico n° 104, 87019 SPEZZANO ALBANESE

sabato 23 marzo 2013

    Torre Mordillo 1967



di Roger G. Edwards
Curatore Associato della
Sezione Mediterranea
EXPEDITION, WINTER 1969



  Gli scavi a Torre Mordillo in Calabria nel Sud Italia sono stati effettuati nel mese di settembre e di ottobre del 1967, con un’operazione congiunta del Museo dell’Università e la Soprintendenza alle Antichità della Calabria. Non essendo i primi scavi effettuati qui (Spedizione 9, 1967), quelli del 1967 sono stati svolti soprattutto con il pensiero di ulteriori test per vedere se il sito potrebbe essere quello dell’antica Thurii, una famosa colonia inviata dalla Grecia nel 440 del 5° secolo a.C. sotto gli auspici di Pericle di Atene. Il lavoro precedente aveva suggerito che il periodo di occupazione di Torre Mordillo effettivamente rientrava in quello di Thurii. La precedente occupazione al momento della fondazione della città fu, è vero, altresì attestata risalente intorno al 1000 a.C., ma questa non poteva essere considerata una obiezione insormontabile in quanto i coloni potrebbero aver scelto un sito come questo, occupato in precedenza, vantaggiosamente posizionato, per la loro città. Sarebbe stato nell’antichità un sito privilegiato nella zona, sia per il commercio con l’interno che per la difesa: una collina grande, lunga e larga, con tre lati a picco sulla confluenza di due fiumi, il moderno Coscile e l’Esaro, in uno dei principali punti di ingresso della regione montuosa retrostante alla orientale piana di Sibari.
  Due obiettibi motivati ci siamo prefissati nel posizionamento delle trincee sul piano del sito, l’uno per ottenere un’idea della natura del tracciato della città di Torre Mordillo, l’altro per stabilire la data delle mura della città, che già sapevamo essere presenti, circondanti i bordi della collina. Le nostre fonti antiche per Thurii ci hanno detto che gli sforzi iniziali dei coloni nel 5° secolo sono stati diretti verso la disposizione generale della città, chiaramente su una pianta a griglia, e all’erezione del suo sistema difensivo di mura. Quello che abbiamo in realtà trovato nella nostra stagione (di scavo) di otto settimane non è stato ciò che avevamo sperato. È raro in archeologia. Quello che abbiamo di fatto trovato era diverso. Può darsi che nel nostro sito noi abbiamo qualcosa che ha qualche connessione con Thurii, e in questa prospettiva il sito potrebbe essere molto degno di uno scavo molto più completo.
  La seguente tavola composita fornisce alcune delle indicazioni della storia e il carattere del sito di Torre Mordillo. Tuttavia, pochi dei pezzi illustrati provengono da depositi stratificati, per motivi che diventeranno chiari. Sapevamo già da precedenti lavori effettuati qui che il sito era occupato già nei primi anni del I millennio a.C. Alcuni pezzi trovati nel 1967 hanno spinto provvisoriamente il pensiero che il sito potrebbe essere stato occupato anche prima, ma questo aspetto richiederà ulteriore studio ed informazione. In ogni caso, siamo su un terreno solido per vedere l’indicazione della frequentazione del sito nel 8° secolo a.C. in una fibula in bronzo di grandi dimensioni (1) e, probabilmente, nel 7° in due frammenti di ceramica (2 e 3), entrambi di ceramiche a fondo bianco, il primo con decorazione a bande di colore nero, il secondo, parte di un piatto, decorato in nero e rosso e con aggiunta decorazione di una serpentina appliqué. Tutti questi sono chiaramente correlati alla frequentazione indigena del sito. I successivi tre suggeriscono che il sito negli ultimi anni del 7° secolo stava quantomeno entrando in contatto con i greci, se non addirittura abitato da loro. La testa di un cavallo (4) in tessuto di ceramica, forse una volta provvisto di un occhio inserto in pasta vitrea, è riconducibile alla tradizione greca di quei giorni. Tracce del fissaggio della mano del cavaliere sono visibili sul collo. Un frammento di una ciotola per bere (5), una κυλιξ (kylix) Ionica, è di tipo greco, del terzo quarto del 6° secolo. Una testa di una statuetta femminile (6), di lavorazione e carattere distintivo, deve essere collocata nello stesso periodo o forse un po’ prima. La sua qualità invita la speculazione secondo la quale può essere un prodotto della ricca e sfuggente Sibari che fiorì in quei tempi nell’adiacente pianura. Negli ultimi anni del 6° secolo, forse ancora durante l’esistenza di Sibari, che fu distrutta nel 510 a.C., ci sono prove che un edificio di pretesa architettonica, probabilmente un tempio, fu eretto sul sito. Frammenti di due diversi tipi di guaina architettonica in terracotta, placche di rivestimento, (7 e 8), senza dubbio per un edificio di mattoni crudi e di costruzione in legno, entrambi decorati con disegni neri sul fondo naturale, sono stati trovati nei pressi del centro della collina. Si è tentati di associare con essi un frammento di tegola (9, a sinistra). ovviamente di un edificio a grande scala, trovato nella stessa area. Le sue implicazioni per le grandi dimensioni dell’edificio a cui apparteneva sono indicate per confronto con un frammento di una tegola comune accanto ad essa a destra. Il tempio e le sue dimensioni hanno carattere speculativo. Così anche, in modo ancora più tenuemente, è il pensiero di una associazione con esso di un frammento di una coppa attica, una κυλιξ (kylix), del primo quarto del 5° secolo a.C. (10), inciso retrogrado in graffito con un nome incompleto in greco. Il nome potrebbe essere ripristinato in diversi modi. Un restauro possibile è il nome del dio greco Dioniso, il dio del vino, e la coppa di cui faceva parte sarebbe potuta essere dedicata al nostro tempio. L’iscrizione è interessante, in ogni caso: per la scritta essa è un tardo esempio di utilizzo dello script (tipo di scrittura) arcaico delle colonie dell’Acaia nell’antica Grecia in questa zona d’Italia.
  Materiale di origine greca o prodotto sotto l’influenza greca degli anni successivi in Italia è molto più abbondante a Torre Mordillo. Si può con fiducia supporre che nel corso del 5° e 4° secolo a.C. il sito è diventato greco, non indigeno. Due frammenti, uno probabilmente di fabbricazione ateniese (11), che mostra un uomo seduto, e l’altro (12), sud-italiano, prodotto ad imitazione attica, sono entrambi degli ultimi anni del 5° secolo, anni successivi al momento in cui Thurii si era insediata. Un terzo (13), ancora sud-italiano, di un grande piatto aperto o a forma piatta, è del 4° secolo.
  I lavori di scavo a Torre Mordillo in questa stagione non hanno rivelato la struttura dei periodi finora contemplati, a parte tenui resti di una dei primi anni del millennio, anche se abbiamo scavato nel terreno vergine in quasi tutte le nostre trincee, sia estensivamente o con verifiche in loco. L’assenza di strutture di data iniziale nelle zone dove abbiamo scavato è evidentemente dovuto al livellamento dei primi accumuli sulla cima della collina per fornire una superficie regolare per la posa in opera di una nuova città nei primi anni del 3° secolo. In questo momento un muro della città è stato costruito. Lo scavo rispetto alla sua faccia interna e attraverso di esso mostrava, oltre alla prova della sua data, che un vialetto selciato forniva accesso ad essa e che era massiccio, da due a tre metri di spessore. Evidentemente in questo momento anche le strutture della nuova città sono state poste su un piano regolare, essendo l’allineamento principale degli edifici da nord-est a sud-ovest circa. Uno spazio aperto acciottolato nel centro della collina, che si stima essere almeno 50 per 70 metri di dimensione, era probabilmente la piazza o agorà del nuovo stabilimento. Materiale riferibile alla durata di vita breve della nuova città, all’interno del 3° secolo, è abbondante. Tre vasi di ceramica (14), bottiglie di profumo chiamate unguentari, sono tipiche del tempo, come lo sono anche un medaglione di ceramica a rilievo che mostra un satiro e una capra (15), e una testa in terracotta di una ragazza giovane (16). La nuova città, dal nostro attuale punto di vista, è pervenuta ad una fine violenta negli ultimi anni del 3° secolo. La violenza della sua scomparsa è stata ampiamente dimostrata nello scavo all’ingresso occidentale del sito, che rivelava un lungo tratto del vialetto selciato che presumibilmente serviva qui le mura della città. Palle di balista di pietra, le antiche palle di cannone, così come numerose punte di armi in ferro e bronzo, sono state trovate in abbondanza sulla pavimentazione e nel ripieno sopra di essa. Le palle di balista erano di due diversi tipi di pietra, uno forse per i difensori, uno per gli attaccanti, e per ciascun tipo di pietra erano rappresentate quattro misure differenti. La maggior parte delle monete del sito essendo di date anteriori alla fine del 3° secolo, siamo inclini a credere che la fine effettiva dell’esistenza della città è dovuto alle attività del invasore cartaginese Annibale negli anni molto tardi del secolo. Alcune monete di data successiva, scendono nel 1° secolo a.C., forse riferibili ad occasionali visite successive all’esposto sito di una città abbandonata.
  Gran parte della storia di Torre Mordillo come finora accertata ci indirizza a vicende di Thurii, compresa la sua esistenza ai tempi di Thurii e il suo carattere greco durante questi tempi. Una piombatura ufficiale (17), trovata vicino alla principale piazza pubblica del sito, iscritta con l’abbreviazione del nome di Thurii[1] e, probabilmente, un tempo apposta su un documento pubblico deperibile di quella città, fornisce un indizio ancora più convincente di un collegamento. Il nostro pensiero futuro sul sito farebbe bene a ospitare una speculazione tuttavia diversa, cioè che la stessa Thurii può trovarsi altrove, da qualche parte, come il suo predecessore spirituale Sibari, nella zona di pianura alluvionale, più vicina al mare, e che ciò che si ha qui non è la stessa Thurii ma forse, in modo ragionevole, in considerazione della sua posizione alla congiunzione di monti e pianura, un avamposto di frontiera del territorio che Thurii controllava. La presenza di una pianta di città del 3° secolo, invece di una del 5° secolo, non è del tutto contro l’identificazione di Torre Mordillo come Thurii, il cui strato della pianta precedente al 3° secolo potrebbe essere stato raso. Il fatto che un muro singolo, uno del 3 ° secolo, è apparso nella nostra trincea lungo tutto il sito e nessuna indicazione di uno dei 5°, è probabilmente più indicativo, invece, che il sito non è quello della città che cercavamo.
  Non sembra essere Thurii, la medesima. Potrebbe esserci, tuttavia, se è davvero un avamposto di frontiera della città, qualcosa di altrettanto buono, un luogo rapidamente fondato da persone di Thurii, che potrebbe dirci molte cose che vorremmo sapere proprio su Thurii e la sua vita e i suoi tempi. Qualora Thurii stessa giacerebbe, come Sibari, praticamente sotto un insuperabile strato di copertura di terreno alluvionale, il pensiero di Torre Mordillo come fonte alternativa di informazioni su Thurii sarebbe un benvenuto davvero.

Traduttore dall’inglese: ing. Domenico Nociti

__________________
    [1]^In greco: "ΘΟΥΡΙΩΝ".
_________________
Copyright © 2013 by dott. ing. Domenico Nociti - All rights reserved - Tutti i diritti riservati. Via San Domenico n° 104 SPEZZANO ALBANESE